09
Set

Kazu è il ragazzo giapponese del mio corso. Parla benissimo inglese (ha fatto l’università in canada) e spara un sacco di stronzate (in senso buono). Dopo l’ennesimo incontro “scegliere moduli” siamo andati in giro per il campus a czzeggiare. Tra i fighettini dell’università si è diffusa l’idea che se non ci si iscrive a un club sportivo si è “out”. Io e Kazu, con il nostro fisico sottolamedia e la nostra voglia di fare sport moltosottolamedia abbiamo snobbato il tutto con una grandissima risata, per poi ritrovarci alcune ore dopo alla Student Union a iscriverci al club di bowling. Vabbè, amen. Dopo questo, andiamo a rompere le palle alla segretaria di dipartimento. Entriamo nella stanza e spariamo un sospiro, poi ci guardiamo in faccia. Si, è veramente troppo. Quanti anni avrà 24, 25? Troppo bella. Inizio a parlare. E troppo anche simpatica. Mi prende in giro perchè sono in ritardo con le pratiche, ma non importa, continuo a sorridere perso nei suoi occhi. Si, mi sono innamorato. E a quanto pare anche Kazu. Usciti dalla segreteria mi ha subito detto: “quand’è che avremo altri problemi per poter tornare da lei ?”. E lì siamo diventati un team. 

Poi abbiamo fatto un altro giretto di un campus, per scoprire che è una discoteca invece che una università: gente che suona, casse per strada sparate ad alto volume, gente che beve con i prof, tette ovunque. Entriamo in una chiesa gotica sconsacrata e scopriamo che un pub indie e c’è gente già ubriaca alle 4 del pomeriggio. Inizio ad amare sul serio questa città. Per concludere la giornata siamo andati all’incontro per gli studenti internazionali, che da cosa organizzata dalla comunità cristiana di leeds (mammamia, quasi come l’acr), si è rivelata un macello, in cui Kazu ci provava con una Svedese dal nulla che continuava a urlare “so crowded, so crowded” e io invece con un tedesca che rivedrò oggi al terribile test d’inglese, che sicuramente mi costringerà a frequentare classi di inglesi per ritardati.

Ieri è stato  bello, molto bello. Oggi devo andare a iscrivermi alla Japanese Society, ne vedremo delle belle.

09
Set

Primi giorni a Leeds. Dopo la lunga odissea burocratica approdo a Leeds e penso al mio futuro. Inizia una nuova vita e questo anno sarà speciale per molti versi. Vivo in un quartiere pieno di indiani di fianco ad hyde park e Il mio coinquilino è un giovane canadese, molto discreto, molto assente, studente di biologia, origini cinesi. Ho come l’impressione che mi snobbi perchè non so parlare l’inglese. La città è fantastica, piena di studenti, locali, pub e musica. Ma sono ancora perso, disorientato, vivo nell’assenza di qualcosa. E per la stupida, simpatica teoria che “si stava meglio quando si stava peggio” un po’ mi trovo a rimpiangere la vita che facevo a Venezia. Ogni tanto non riesco a esprimermi, ma le occasioni sono tante e le persone sembrano cordiali. Mi mancano gli amici di Venezia e quelli di Senigallia, mi manca di potermi esprimere senza la paura di sbagliare grammatica, senza tentennare. Rubo la rete wireless dai coinquilini del piano di sopra (due bionde e un ciccione) e penso a come chiamare su skype qualcuno. becco la mia ex, sento la sua voce e in meno di un secondo ho le lacrime sulle guance. Gli inglesi lo chiamano Culture Shock. Io lo chiamo reazione alle assenze. E senti che manca qualcosa, qualcosa che importante. Magari solo il tempo di farsi uno spritz.

09
Set

100

    Passare le giornate davanti al pc ricontrollando la posta o contando le zanzare che    per un determinato periodo di tempo si posano sul monitor ti fa capire quanto il        tuo  stato d’ansia dovuto all’imminente partenza (e al radicale cambiamento della      tua    vita) sia sfociato in un’incredibile stato di apatia fisica e mentale. Me la trascino da giorni, tra simpatiche faccende burocratiche, una media di 20 email al giorno e dover gestire un house-hunting a distanza, una conferma per un volo aereo che non arriva, un codice universitario che dovrebbe permettermi di accedere al sito studenti della tua futura università e che funziona da giorni. Ti sdrai sul letto e non hai neanche voglia di leggere un libro illustrato, la pigrizia mangia ogni neurone e ti svuota di ogni desiderio. Installi qualche gioco al pc e giochi a fare il nerd, ma non funziona niente anche lì perchè non avevi voglia di comprare il cd e il gioco è tarocco e non funziona la crack e ti senti un idiota. Allora resti sdraiato sul letto, o sulla superficie umida del divano in sala, fai zapping, spegni la televisione poi ritorni al pc e controlli l’email.  Mi chiedo perchè non sono più un fottuto adolescente, mi sarei divertito a scrivere qualche cazzata e avrei pianto in un angolo da qualche parte. Peccato. Poi ripensi al Giappone, a quei tre mesi in cui non avevi mai tempo e preghi Amaterasu di tornare là, ad Harajuku, Shinjuku, Shibuya, Shimokitazawa  e muori nella nostalgia. Ma io tornerò, voglio tornare, devo tornare.

09
Set

150

 L’estate mi ha fatto sempre schifo. Caldo, noia, pigrizia da tutte le parti. La sabbia    sul pavimento di casa prelevata dai sandali di mio fratello. L’appuntamento conviviale con  zanzare e simili. Il dover tornare a casa e Obbedire (in senso fascista, papi). Il mal di occhi  per aver passato troppo tempo davanti al computer perché non c’era davvero nient’altro da  fare. Odio l’estate, non c’è niente da fare. Però c’è una cosa positiva in questo periodo  dell’anno quasi del tutto inutile : scopro (scarico) un sacco di musica. Ecco i dischi migliori dell’estate: 

 

- Camera Obscura - Let’s get out of this Country (2006), un po’ Indie, un po’ alt-rock, un po’ film in bianco e nero degli anni ‘60, un po’ alla Belle & Sabastian, tutto raffinato, patinato, delicatissimo. Pezzo migliore: Razzle dazzle rose

- Anoice- Remmings (2006) gruppo giapponese, formazione postrock, ma molto neoclassico nell’uso della strumentazione a corde, atmosfere alla dream-pop. Pezzo migliore: The Three-days Blow

- MGMT - Oracular Spectacular (2008) psichedelico, elettronico e un po’ progressive, debutto di due omini un po’ freak che giocano sparlando delle vite delle rockstar sotto acidi. Pezzo migliore: Kids

- Aoki Takamasa & Tsujiko Noriko - 28 (2005) ancora un disco dal Giappone solo per chi il giappone lo conosce. glitch ed elettronica raffinatissime, voce lucente e tagliente come una katana. Pezzo migliore: 26th Floor, una perfetta diapositiva astrale del Giappone

- Cat Power - You are free (2003) un capolavoro della muscia folk e un inno per il rock acustico del nuovo millennio, una donna di cui è impossibile non innamorarsi, stile tutto anni ‘70, ma meno ribelle e meno falsa. Pezzo migliore: Maybe Not

09
Set

100

    Compro i biglietti dell’aereo, cerco casa, faccio le valige.  Chissà se mi fermerò mai davvero in un posto, se smetterò di vagabondare. Forse questo è stato (e sarà)  l’anno  più importante della mia vita, l’anno in cui mi lascerò alle spalle tutto. E L.  parte per  Parigi, F. per Milano, chi per Bologna, chi per Torino. E Venezia rimane  immobile e  sembra quasi sussurrarmi velenosa “resta lì dove sei o vattene,  traditore”. Ma a me  Venezia manca e mancano i miei amici. Ho promesso che tornerò a trovarli prima di partire, ma le mie promesse non vanno mai da nessuna parte. Non so quasi niente del posto in cui sto andando e del mio futuro là. E continuo a odiare questa condanna alla conoscenza: ricordare troppo bene il nostro passato, non sapere niente del nostro futuro. Rinizio tutto da zero e non so se avrò mai la stessa capacità di una volta di emozionarmi. Cosa importa ormai? Il bello è poter dire di aver vissuto quelle emozioni. E se diventerò una persona piatta potrò sempre rinfacciare alla gente che io ascoltavo i Radiohead, da giovane.

listening to: Camera obscura - Razzle dazzle rose