(pensieri alla vigilia dell’elezione del futuro presidente della nazione che uccise Kokoro*)
E’ proprio bella quando dorme. Chissà cosa starà sognando. Ieri ha piovuto tutto il giorno e ho pensato tutto il giorno. Non ha parlato molto, è restata ad aspettarmi, poi è scomparsa di nuovo sotto la pioggia. Non capisco più che lingua sto parlando, inzio ad odiare l’inglese, inizio a perdere l’italiano, inizio a capire davvero il giapponese. E lei se ne andata nella confusione linguistica dell’addio, nell’imbarazzo. e al suo posto sono arrivate le paranoie. Mando un messaggio, nessuna risposta. In questa città quando scompari nel buio ti può succedere di tutto. Di tutto. Quando l’ho vista allontanarsi ho voluto proteggerla. Così indifesa, a volte ingenua in questo stupido crudele e malato mondo occidentale. E’ lontana dal mondo fatato e fatiscente del Giappone, dalle sue percentuali di crimini vicino allo zero, dalle sue statistiche rassicuranti, dalla sua pulizia mentale e ambientale. E mi sento in colpa a confermare lo stereotipo del barbaro occidentale che con facilità s’impadronisce di un pezzetto di giappone. Tutti vogliono un pezzo di Giappone: dalle ragazzine che vivono dentro i manga a quelli che vogliono bere un the verde e ammirare un tempio. E anche a quelli che hanno letto tutti i libri di Murakami senza sapere che non è amato dai giapponesi. E ormai del Giappone rimane poco, se non il vedersi attraverso gli occhi dei suoi stessi ladri occidentali globalizzati, i cui antenati sono i vichinghi con cui ora vivo. Rimane poco del Giappone, del sabi e del wabi, di quella ricetta dell’equilibrio. Il Giappone è un sacco quasi vuoto che si è aggrappato all’America. E sta sprofondando con essa.
Facciamo un salto in dietro. Eccomi a Shimokitazawa, il mio quartiere preferito di Tokyo. Di solito mi piaceva andarci da solo la mattina presto, con nessuno in giro e i bellissimi caffè che aprivano e il profumo della marmellata azuki che si riversava sulle strade e sui splendidi negozi di musica e di chincaglierie retro-chic che puoi trovare solo in Giappone. Se dovessi scegliere un posto dove vivere nel mondo, sceglierei Shimokita, l’unico posto veramente giapponese di Tokyo (se si esclude il grande complesso di templi – parco giochi per i turisti americani – di Asakusa).
Ieri Sonoko mi ha detto che una sua compagna di classe giapponese continuava ad insistere sul fatto che “odia il giappone”. Sonoko è rimasta shockata poverina ed è scoppiata a piangere, non capendo come si può odiare il Giappone, il suo paese. Anche io sono rimasto interdetto. Nonostante tutti i suoi problemi (soprattutto ora), non posso dire che odio l’Italia. Come si può odiare il proprio paese?
* kokoro, letteralmente “cuore”, ovvero essenza, spirito più intimo del Giappone. (per maggiori info: “Kokoro”- Natsume Soseki, uno dei più bei libri della letteratura giapponese di sempre)