E’ stata una settimana densa: tante nuove esperienze, tanti nuovi amici e tanto studio. Ma la cosa che mi ha fatto più piacere è stato entrare in contatto (finalmente) con i miei compagni di corso, un bel gruppetto di autoctoni che si è rivelato divertente, gentile e interessante. Conosciuti all’ennesimo incontro (scusa per mangiare e bere gratis a spesa dell’università). Conosco K., una ragazza così inglese e cute che non mi viene altro che voglia di abbracciarla mentre parla con il suo accento del nord, G., un excambridgeano, sempre serio e composto, interessante e intelligente, M. un genio della lingua giapponese, ma un ubriacone che balla da solo fuori dalla classe, il drogato di Strongbow, un ragazzo gallese che gira sempre alle feste con una bottiglia di plastica con dentro strongbow, un sidro stradolce che costa 1pound al litro. Parlo con loro del perchè sono qui e loro mi parlano della loro vita. Mi perdo un paio di passaggi tra accenti che svolazzano e parole farfugliate. Finisce la festa e mi invitano a un’altra. Fantastico! Il giorno dopo mi trovo a vagare di notte per i bassifondi della città (non è una bella esperienza, ve lo assicuro) in cerca della casa di K. La chiamo, le mi risponde col suo accento stracute e sono felice. Poco dopo scopro che ha il ragazzo; vabbè amen. Mi porta a bere del vino rosso (spagnolo) a casa di un suo amico, un bohemienne Louis Garrel dei poveri, ma con lo stesso charme e la stessa eleganza. Mi parla piano, calmissimo, (presumo avesse fumato qualcosa) tranquillo mi pone domande sulla mia vita e poi risponde alle mie con ancora più calma. Conosco così la sua storia di londoner emigrato qui per studiare matematica (!), mentre attorno a me aleggia qualche vecchio pezzo classico che non riesco a distinguere e che si mischia con le sillabe delle ragazze attorno, le imprecazioni di uno spagnolo che non riesce a girarsi una sigaretta e il rumore di qualcuno che dalla cucina prepara un the. Gli inglesi preparano il the a qualsiasi ora del giorno, ma soprattuto il pomeriggio. Comunque era sera e aveva iniziato a piovere, con K. Tutta eccitata per la festa e le sue amiche stanche morte, Garrel incredibilmente scomparso. Usciamo dall’abitazione. Sento un “Bye” da un angolo e scendo in strada con l’ombrello in mano. La festa è figa, si beve strongbow, si ascolta musica indie mischiata a roba ignota,non so come definirla, forse grim, new rave. Conosco un tipo uguale al cantante dei bloc party, ma invece dedito all’alternative metal, quella bruttissima musica che ascoltiamo tutti a 13 anni e va ad includere gruppi come System of a Down e Linkin Park. Ma lui ne ha ventuno, di anni. Fly over! Conosco altra gente, poi mi ubriaco e verso le 2 torniamo a casa. K. menziona stranamente una sua amica, che poi ricordo di aver conosciuto. Cmq il tutto resta sospetto, anche perchè la tipa in questione mi sorride sempre.
Ma continuo a pensare ad A., la ragazza anoressica e bellissima della mia classe…E mi guardo i miei tristi film giapponesi, dove tutti muoiono, ma nessuno piange mai (cit.). Se vi capita vi consiglio Koizora (trad. Sky Love) anche se so che a nessuno frega niente dei film giapponesi e che sono difficili da trovare. Comunque a volte piangere serve, cazzo, ma non facciamo gli emo per favore.