12
Dic

12 minuti tra l’alba e il cammino

Lei si sveglia come la mattina rosa d’autunno, piangendo freddo nell’immenso orgasmo che è in cielo. Lei ha la testa persa nel cuscino, non sa se è giusto o vero il destino delle labbra e della morte che resta nelle fiabe che ci siamo raccontati, mentre loro spegnevano le luci della pazzia e accendevano la nostra rabbia. Ci siamo raccontati le nostre paure in fronte e sotto gli occhi, la superificie umida del silenzio che riempiva le pareti e atterrava sulla polvere con un lungo, immenso sbadiglio. Poi il clamore dei tuoi occhi, l’abbaglio della realtà, corse sul pavimento dell’era più sporca, nel vuoto del sesso che voleva dire restare a dormire avidi di sogni.

Mi lavo la faccia di tutto, di tutte le apparenze di sangue e del viola del sonno. Perfetta nella testimonianza di uno specchio, immortale come una bugia sulla guerra, l’immagine sorride.

E anche io sorrido.

 

彼女はピンク秋の朝のように起きて、空の広大な興奮で寒さを泣いた。彼女は枕に顔を入れた。私たちがよく話している物語に残る死と口の運命は現実だが誰もわからないうちに、彼たちは錯乱の気を消していて、私たちの怒りを点いた。私たちの額と目の下の恐れを互いに述べながら、静寂のじめじめした表面は壁に当たって、長くて無限のあくびでほこりに着地していた。それからあなたの目の騒音で現実の眩惑で一番汚い時代の床で走ることで、恋愛の真空は寝ているまま夢の希望があるということだった。

顔から全部を洗う。全ての眠りの血とむらさきの外見を洗う。鏡の証言で完璧で、戦争についての嘘のように永久の姿は笑っている。僕も笑っている。

 

 

Nota, 14 dicembre

 

Eccola che respira i ricordi prima dell’ultima battaglia contro i mobili e loro.

Impossible. I scarafaggi tornano in superfice nella noia che è la tristezza della spazzatura in un angolo dimenticata da tutti gli esseri umani. La spazzatura prima o poi si arrabbia e ti entra dentro il letto. La noia risale dalla spazzatura in un segreto urlo da troppo tempo spento sotto le matite. Ed ecco che riappare la sua faccia imprigionata nella corsa del tempo, nella forza che spingeva lei, Regina immobile sotto un tetto di veritàmai reali, sempre sfumato nel fumo del tabacco costoso d’inghilterra. L’italia resta nel suo spigolo d’europa, con gli italiani che dimenticano l’importanza di ciò che resta e diventano schiavi di popoli inferiori. E il perbenismo di eredità cristiana, quello che dice che tutti gli uomini sono uguali diventa la televisione di ora. Resta nelle bugie del cuscino, nei film di Tarantino, in Enola Gay e in Obama – troppo facile dire che è stato votato solo perchè era nero ? Figli di un perbenismo disney, figli della merda consumo harry potter scopoDio è bellocredersiintelligenti. E’ bello ascoltare musica che nessuno ascolta è bello riempirsi le giornate d’orgoglio per credersi intellettuali del domani, geni della neoscienza contro il cattivello capitalliberismo criticato così male da un ciccione di nome Moore.

Non trovo niente di male nel gioco del golf.

Del resto non mi importa. Ora vado a fare l’amore.

10
Ott

E’ stata una settimana densa: tante nuove esperienze, tanti nuovi amici e tanto studio. Ma la cosa che mi ha fatto più piacere è stato entrare in contatto (finalmente) con i miei compagni di corso, un bel gruppetto di autoctoni che si è rivelato divertente, gentile e interessante. Conosciuti all’ennesimo incontro (scusa per mangiare e bere gratis a spesa dell’università). Conosco K., una ragazza così inglese e cute che non mi viene altro che voglia di abbracciarla mentre parla con il suo accento del nord, G., un excambridgeano, sempre serio e composto, interessante e intelligente, M. un genio della lingua giapponese, ma un ubriacone che balla da solo fuori dalla classe, il drogato di Strongbow, un ragazzo gallese che gira sempre alle feste con una bottiglia di plastica con dentro strongbow, un sidro stradolce che costa 1pound al litro. Parlo con loro del perchè sono qui e loro mi parlano della loro vita. Mi perdo un paio di passaggi tra accenti che svolazzano e parole farfugliate. Finisce la festa e mi invitano a un’altra. Fantastico! Il giorno dopo mi trovo a vagare di notte per i bassifondi della città (non è una bella esperienza, ve lo assicuro) in cerca della casa di K. La chiamo, le mi risponde col suo accento stracute e sono felice. Poco dopo scopro che ha il ragazzo; vabbè amen. Mi porta a bere del vino rosso (spagnolo) a casa di un suo amico, un bohemienne Louis Garrel dei poveri, ma con lo stesso charme e la stessa eleganza. Mi parla piano, calmissimo, (presumo avesse fumato qualcosa) tranquillo mi pone domande sulla mia vita e poi risponde alle mie con ancora più calma. Conosco così la sua storia di londoner emigrato qui per studiare matematica (!), mentre attorno a me aleggia qualche vecchio pezzo classico che non riesco a distinguere e che si mischia con le sillabe delle ragazze attorno, le imprecazioni di uno spagnolo che non riesce a girarsi una sigaretta e il rumore di qualcuno che dalla cucina prepara un the. Gli inglesi preparano il the a qualsiasi ora del giorno, ma soprattuto il pomeriggio. Comunque era sera e aveva iniziato a piovere, con K. Tutta eccitata per la festa e le sue amiche stanche morte, Garrel incredibilmente scomparso. Usciamo dall’abitazione. Sento un “Bye” da un angolo e scendo in strada con l’ombrello in mano. La festa è figa, si beve strongbow, si ascolta musica indie mischiata a roba ignota,non so come definirla, forse grim, new rave. Conosco un tipo uguale al cantante dei bloc party, ma invece dedito all’alternative metal, quella bruttissima musica che ascoltiamo tutti a 13 anni e va ad includere gruppi come System of a Down e Linkin Park. Ma lui ne ha ventuno, di anni. Fly over! Conosco altra gente, poi mi ubriaco e verso le 2 torniamo a casa. K. menziona stranamente una sua amica, che poi ricordo di aver conosciuto. Cmq il tutto resta sospetto, anche perchè la tipa in questione mi sorride sempre.

Ma continuo a pensare ad A., la ragazza anoressica e bellissima della mia classe…E mi guardo i miei tristi film giapponesi, dove tutti muoiono, ma nessuno piange mai (cit.). Se vi capita vi consiglio Koizora (trad. Sky Love) anche se so che a nessuno frega niente dei film giapponesi e che sono difficili da trovare. Comunque a volte piangere serve, cazzo, ma non facciamo gli emo per favore.

09
Set

Kazu è il ragazzo giapponese del mio corso. Parla benissimo inglese (ha fatto l’università in canada) e spara un sacco di stronzate (in senso buono). Dopo l’ennesimo incontro “scegliere moduli” siamo andati in giro per il campus a czzeggiare. Tra i fighettini dell’università si è diffusa l’idea che se non ci si iscrive a un club sportivo si è “out”. Io e Kazu, con il nostro fisico sottolamedia e la nostra voglia di fare sport moltosottolamedia abbiamo snobbato il tutto con una grandissima risata, per poi ritrovarci alcune ore dopo alla Student Union a iscriverci al club di bowling. Vabbè, amen. Dopo questo, andiamo a rompere le palle alla segretaria di dipartimento. Entriamo nella stanza e spariamo un sospiro, poi ci guardiamo in faccia. Si, è veramente troppo. Quanti anni avrà 24, 25? Troppo bella. Inizio a parlare. E troppo anche simpatica. Mi prende in giro perchè sono in ritardo con le pratiche, ma non importa, continuo a sorridere perso nei suoi occhi. Si, mi sono innamorato. E a quanto pare anche Kazu. Usciti dalla segreteria mi ha subito detto: “quand’è che avremo altri problemi per poter tornare da lei ?”. E lì siamo diventati un team. 

Poi abbiamo fatto un altro giretto di un campus, per scoprire che è una discoteca invece che una università: gente che suona, casse per strada sparate ad alto volume, gente che beve con i prof, tette ovunque. Entriamo in una chiesa gotica sconsacrata e scopriamo che un pub indie e c’è gente già ubriaca alle 4 del pomeriggio. Inizio ad amare sul serio questa città. Per concludere la giornata siamo andati all’incontro per gli studenti internazionali, che da cosa organizzata dalla comunità cristiana di leeds (mammamia, quasi come l’acr), si è rivelata un macello, in cui Kazu ci provava con una Svedese dal nulla che continuava a urlare “so crowded, so crowded” e io invece con un tedesca che rivedrò oggi al terribile test d’inglese, che sicuramente mi costringerà a frequentare classi di inglesi per ritardati.

Ieri è stato  bello, molto bello. Oggi devo andare a iscrivermi alla Japanese Society, ne vedremo delle belle.

09
Set

Primi giorni a Leeds. Dopo la lunga odissea burocratica approdo a Leeds e penso al mio futuro. Inizia una nuova vita e questo anno sarà speciale per molti versi. Vivo in un quartiere pieno di indiani di fianco ad hyde park e Il mio coinquilino è un giovane canadese, molto discreto, molto assente, studente di biologia, origini cinesi. Ho come l’impressione che mi snobbi perchè non so parlare l’inglese. La città è fantastica, piena di studenti, locali, pub e musica. Ma sono ancora perso, disorientato, vivo nell’assenza di qualcosa. E per la stupida, simpatica teoria che “si stava meglio quando si stava peggio” un po’ mi trovo a rimpiangere la vita che facevo a Venezia. Ogni tanto non riesco a esprimermi, ma le occasioni sono tante e le persone sembrano cordiali. Mi mancano gli amici di Venezia e quelli di Senigallia, mi manca di potermi esprimere senza la paura di sbagliare grammatica, senza tentennare. Rubo la rete wireless dai coinquilini del piano di sopra (due bionde e un ciccione) e penso a come chiamare su skype qualcuno. becco la mia ex, sento la sua voce e in meno di un secondo ho le lacrime sulle guance. Gli inglesi lo chiamano Culture Shock. Io lo chiamo reazione alle assenze. E senti che manca qualcosa, qualcosa che importante. Magari solo il tempo di farsi uno spritz.

09
Set

100

    Compro i biglietti dell’aereo, cerco casa, faccio le valige.  Chissà se mi fermerò mai davvero in un posto, se smetterò di vagabondare. Forse questo è stato (e sarà)  l’anno  più importante della mia vita, l’anno in cui mi lascerò alle spalle tutto. E L.  parte per  Parigi, F. per Milano, chi per Bologna, chi per Torino. E Venezia rimane  immobile e  sembra quasi sussurrarmi velenosa “resta lì dove sei o vattene,  traditore”. Ma a me  Venezia manca e mancano i miei amici. Ho promesso che tornerò a trovarli prima di partire, ma le mie promesse non vanno mai da nessuna parte. Non so quasi niente del posto in cui sto andando e del mio futuro là. E continuo a odiare questa condanna alla conoscenza: ricordare troppo bene il nostro passato, non sapere niente del nostro futuro. Rinizio tutto da zero e non so se avrò mai la stessa capacità di una volta di emozionarmi. Cosa importa ormai? Il bello è poter dire di aver vissuto quelle emozioni. E se diventerò una persona piatta potrò sempre rinfacciare alla gente che io ascoltavo i Radiohead, da giovane.

listening to: Camera obscura - Razzle dazzle rose